LA CERAMICA E GIÒ PONTI

24/09/2012

Maria Vittoria Capitanucci, storica e critica dell’architettura, interessata da sempre alle relazione tra il mondo del progetto e quello dell’arte, ci ha raccontato, in esclusiva, la straordinaria attività svolta dall’architetto Gio Ponti, autore di numerosi progetti e caso esemplare di professionismo colto. Laureata presso il Politecnico di Milano, dove insegna storia dell’architettura contemporanea e da sempre appassionata alla vicenda culturale degli anni del Ventennio in cui figure come Gio Ponti presero avvio nel firmamento dell’architettura colta, nel tempo si è dedicata anche a studi, ricerche nell’ambito del mondo accademico e pubblicazioni sugli anni ‘eroici’ della ricostruzione europea con particolari approfondimenti all’ambito lombardo e milanese. In questo senso la figura di Gio Ponti rappresenta un caso esemplare di professionismo colto, capace di coniugare i diversi aspetti che l’architetto del dopoguerra incarnava e, al tempo stesso, di essere un trade-d’union tra i razionalisti ‘della prima ora’ come Terragni e Lingeri e quei ‘baroni rampanti’, della generazione più giovane, difficili da ricondurre ad un movimento ben preciso che furono i grandi Gardella, Caccia Dominioni, Magistretti, BBPR ma anche Asnago e Vender, i Latis, i Soncini. Senza confini di campo: dalle architetture, tra cui l’edificio-simbolo di Milano, il grattacielo Pirelli, alle scene e costumi per la Scala; dagli interni navali agli oggetti d’arredo, dalle ceramiche ai tessuti, aprendo in Italia la strada all’industrial design di qualità. Eclettico, versatile, Gio Ponti si cimentò infatti, tra gli anni ’20 e ’70, in qualsiasi disciplina che riguardasse il mondo del design. Una prima incursione nelle ceramiche e nelle porcellane (iniziò la carriera presso Richard Ginori), un’importante esperienza nel mondo del costume teatrale – disegnò gli abiti di scena per La Scala, una pietra miliare nel mondo dell’editoria con la fondazione di Domus, 1928, la rivista per eccellenza del settore, e, naturalmente, anni di sperimentazione e creatività nel mondo dell’architettura e del design, nonché poesia e pittura, costituiscono il bagaglio del grande maestro.

Riviviamo, attraverso le parole di maria vittoria capitanucci, l’amore e l’interesse che l’architetto dimostrò per un materiale assolutamente “nobile” come la ceramica, le applicazioni e le opere che ne derivarono e che rappresentano tuttora esempi del suo lavoro così versatile, dal sapore ancora attuale e moderno.

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